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Oggi scaviamo sotto le sabbie del mito per scoprire che la Mummia non è un’eredità dei faraoni, ma un’invenzione dell’Ottocento.
Il mostro che oggi conosciamo nasce dalla letteratura gotica: già nel 1827 Jane Loudon immaginava mummie risvegliate dalla scienza, mentre Louisa May Alcott (autrice di Piccole Donne) codificava per prima il tropo della “maledizione” nel 1869.
Ma la vera esplosione del mito è legata al sensazionalismo giornalistico. Dopo la scoperta della tomba di Tutankhamon nel 1922, la morte accidentale di Lord Carnarvon venne trasformata dai media in una vendetta ancestrale. Gli egittologi smentiscono, ma la suggestione era ormai inarrestabile.
Il cinema ha poi sigillato l’icona: nel 1932, Boris Karloff diede volto a Imhotep, mescolando occultismo e dramma sentimentale. Da allora, la mummia è mutata da minaccia psicologica a piaga apocalittica, riflettendo le paure coloniali e il fascino per l’ignoto di un Occidente ossessionato dall’Antico Egitto.
Non è la sabbia a uccidere, ma la nostra stessa fantasia.
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